Articoli su ottimizzazione e posizionamento
Casi di successo ed insuccesso su Facebook
Negli ultimi anni si fa un gran parlare dell'impatto che i social network, in primis Facebook, hanno avuto sulle vite dei propri utanti e del modo in cui hanno cambiato le regole della socializzazione. Un dato, questo, che le grandi aziende non si sono lasciate scappare e, sperando in una rivalutazione della propria immagine, hanno cercato di "incontrare" e "ritrovare" i propri consumatori proprio sulle pagine dei social, attraverso azioni mirate e strategie di marketing innovative.
E' il caso di due grandi aziende, Mc Donald's e Bic che attraverso Twitter e Facebook hanno creato due casi di social media marketing davvero interessanti.
Partendo dalla famosa azienda americana, famosa in tutto il mondo per i suoi panini, si può constatare che non tutte le azioni di marketing sul web possono avere gli stessi risultati positivi e un piano strategico può rivelarsi un totale fallimento. Ma partiamo dall'inizio. Mc Donald's, sulla sua pagina pubblica di Twitter, ha chiesto ai suoi 300.000 followers di esprimere un giudizio sulla propria marca, sperando di ricevere in cambio solo apprezzamenti e complimenti. L'effetto però non è stato quello sperato e in poche ore tutti gli internauti si sono scatenati con giudizi negativi sia sulla qualità che sull'igiene dei locali. Risultato? La pagina è stata chiusa dopo poche ore, cercando di arginare il flusso di critiche ricevute.
Per una storia tutta da rivedere ce ne è un'altra che può essere da esempio. La famosa azienda BIC attraverso la pagina pubblica di Facebook, è riuscita a rendere social un accendino, che da oltre 35 anni fa parte della nostra vita. Ha invitato, infatti, i suoi numerosi fan a postare video e foto originali dove l'unico protagonista era l'accendino BIC e ha indetto un concorso per creare il nuovo accendino 2012.
Microformati e seo rotta per il web semantico
Vi sarà sicuramente capitato di incrociare sul web questo termine, magari accoppiato ad altre terminologie come RDF o XFN. La struttura dei microformati mira a generare un contenuto che mette in primo piano l’uomo e poi lo spider che andrà a indicizzerà quella pagina.
I dati che verranno letti dal robot andranno a definire però una snippets diversa per google, che in base ai microformats utilizzati, la costruirà fornendo per esempio informazioni su coloro che recensiscono una struttura (hreview) o informazioni di contatto (hcard) piuttosto che i prossimi eventi per quel sito (hcalendar)

Come cambierà lo scenario per i SEO? Dovremmo certamente considerare queste nuove opportunità non solo per un miglioramento nel posizionamento ma anche per aumentare l’interazione con l’utente che usufruisce delle serp di Google.

Veniamo ora ai consigli pratici, vi segnalo la possibilità (nel caso usiate wordpress) di utilizzare i microformats attraverso semplici plug-in che non richiedono l’intervento diretto nel XHTML, li potete trovare recensiti e votati nella plug in directory . Nello specifico ho avuto modo di utilizzare Micro Anywhere che permette l’inserimento dei tag (passatemi il termine) comodamente tramite interfaccia WYSIWYG Non mi resta che augurarvi buon microtagging
Ottimizzazione, cose da evitare(1): il key stuffing
Cose da non fare al fine di ottimizzare il proprio sito per farlo apparire sulle prime pagine di risposta dei motori di ricerca: oggi parliamo del Key Stuffing.
Il Key Stuffing, o Keyword Stuffing è una tecnica veramente poco corretta e controproducente che viene adottata da un webmaster nella speranza di aumentare il posizionamento del proprio sito sui motori. In pratica essa consiste nel produrre una pagina web al cui interno vengono inserito tantissime volte le stesse keyword o la stessa frase, a volte addirittura non attinenti al sito in questione, che si vorrebbero vedere in cima ai risultati dei motori. Perchè evitarla? Semplicemente perchè oramai tutti i motori adottano algoritmi che permette loro di individuare e penalizzare questi metodi dalla dubbia moralità e decisamente poco "educati".




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